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SEMINARIO

LA FUNZIONE INTERSOGGETTIVA DEL SOGNO: tecniche di utilizzo clinico.

 

GIULIO CESARE ZAVATTINI: Psicologo, psicoterapeuta, già Professore Ordinario di “Psicopatologia delle relazioni di coppia e  genitoriali”,  Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma; Psicoanalista SPI e IPA; International Affiliate Member of the Tavistock Institute of Medical Psychology (London);  Full Member International Association of Couple and Family Psychoanalysis (IACFP).

 

 

 

ABSTRACT

L’interesse per i sogni nasce dal coinvolgimento che essi sono capaci di suscitare in ogni individuo e ciò sembra rientrare nella tendenza umana ad “attribuire un significato” al mondo e quindi alle varie manifestazioni umane come è sottolineato non solo da un’ampia produzione letteraria e scientifica, ma anche dal fatto che “l’uso clinico” del sogno – ossia l’utilità di “raccogliere” l’esperienza umana di sognare, ricordare e narrare un sogno al proprio terapeuta – continua ad essere utilizzato nella prassi delle varie correnti della psicoterapia anche se con punti di vista e orientamenti teorici diversi (Leonard, Dawson, 2018).

Rispetto allo studio e uso del sogno sono stati proposti, infatti, diversi vertici di lettura, dal “sogno sognato”, ossia il sogno come espressione del funzionamento neurofisiologico, al “sogno ricordato”, ossia al modo in cui il sognatore traduce o mette in parola quanto ricorda come il proprio sogno; sino al “sogno narrato” che può essere “interpretato” o “compreso” all’interno della relazione terapeutica come spiegazione di quel dato sogno, ma anche come “un racconto condiviso” in una seduta di psicoterapia, che diventa un fenomeno intersoggettivo, esperienziale e co-costruito con il terapeuta (Velotti, Zavattini, 2019).

I sogni non andrebbero visti come testi da decifrare in sè, ma come un modo per entrare in contatto con le proprie emozioni e con i vari Stati del Sé ampliando la conoscenza del Sé, delle relazioni in cui siamo coinvolti e del senso del contesto del presente della nostra vita (Lupinacci, Zavattini, 2002; Cigoli, 2019; Liccione, 2019).

In questa prospettiva emerge, accanto alla conosciuta pratica interpretativa dei sogni, una rinnovata attenzione di molti clinici per l’aspetto “manifesto” dei medesimi, intesi come immagini e narrative che hanno una validità in se stessi, in quanto modelli organizzatori dell’informazione e regolatori degli affetti (Fosshage, 2008). Quest’area di interesse sembra costituire un punto di convergenza per il confronto nell’uso clinico del sogno tra ricerca neuroscientifica, psicoanalisi contemporanea, cognitivismo, approccio umanistico e ottica relazionale che può riguardare il lavoro in psicoterapia con pazienti singoli, con coppie, famiglie e gruppi.

Va, in particolare, sottolineata, la dimensione pubblica del racconto del sogno nel senso che sul piano clinico si entra in contatto con il desiderio di un paziente di “raccontare il sogno al proprio terapeuta” e in questa direzione il sogno non va considerato meramente come l’appagamento di un desiderio, ma più propriamente come una drammatizzazione o una sequenza (in senso filmico) di situazioni esistenti nella realtà interiore. Il sogno andrebbe, cioè, inteso come una teoria della costruzione del significato e non del suo travestimento, come un tentativo per generare un nuovo significato a partire dalla percezione di un’esperienza emotiva (Bromberg, 2006).

In questa direzione Friedman (2000) evidenzia due funzioni intersoggettive del sogno, la prima funzione è quella di richiesta di contenimento esterno per le emozioni del sogno che il sognatore non ha le capacità di elaborare da solo. In questo caso il sognatore richiede una “partnership psichica” nell’elaborazione di emozioni insopportabili e dolorose. La seconda funzione intersoggettiva è il desiderio inconscio di esercitare “una pressione emotiva” per influenzare i sentimenti dell’uditorio e di stabilire un nuovo genere di rapporti con esso. Ciò avviene attraverso comunicazioni interpersonali inconsce, attraverso spunti che “spingono” l’uditorio a diversi stati d’animo: amore, comprensione, colpa, cautela, paura, pietà, misericordia, compassione, ecc. Questi sentimenti, stati d’animo e tendenze ad agire si creano talvolta dai contenuti e spesso da come, quando e a chi si racconta il sogno.

Su questi presupposti obiettivo del Seminario è quello di riflettere sul significato e sulla creazione di uno scenario condiviso in seduta quando “si racconta”, “si ascolta” e “si sperimenta insieme” la narrazione di un sogno nel fluire del processo terapeutico. Si farà, quindi, riferimento sul piano didattico sia a contributi teorici, sia a materiale clinico relativo a psicoterapie individuali, di coppia e familiari da discutere in gruppo.

 

 

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